martedì, 15 settembre 2009

Nomina omina

Mentre la santa chiesa cattolica apostolica romana con uno sprazzo di modernismo personalistico ha progredito con una velocità impensabile, se misuriamo il ritmo che solitamente la scandisce nell’irregimentazione del suo potere secolare, esecrando una pratica che sfigura l’essenza della persona, ossia cancellare il nome dei suoi adepti per sostituirlo con uno di cui si è fregiato un santo o una santa, e così ci siamo sciroppati nomi di monache e frati che fanno orrore al sentire comune, come Suor Crocifissa ed Emerenziana, Mansueta e Diletta, e per i maschietti Fra’ Pacifico, Cunegondo, Nazareno e Scolastico, non so se preferibili agli attuali e impronunciabili Suor Ghtena o Fra' Buruburu, alcune scuole filosofiche e religioni, che spalancano le finestre sull’Oriente, sono rigide nel loro proposito: aderire ad un credo, che può implicare l’incontro di un maestro illuminante, determina per il novizio il cambiamento del proprio nome.
In circa un mese ho dovuto familiarizzare con una certa Sallitri, al secolo Giuseppina, e ri-nominare un certo Domenico… Tamrit; quest’ultimo fu, una quindicina d’anni fa, mio collega.
Quando ci siamo rivisti, s’è quasi adombrato perché l’ho chiamato Domenico.
Non sai- ha prorotto- che il mio nome adesso è Tamrit?
E chi minchia me lo doveva dire?
postato da melchisedec alle ore settembre 15, 2009 20:05 | Permalink | commenti (10) / commenti (10) (pop-up)
categoria: nugae, incontri, nomi, occasioni, melchisedec


sabato, 18 luglio 2009

Aequo pulsat pede

Nel centro in cui vivo, a ridosso delle colline della conca d’oro, la morte di un compaesano continua a essere un affare di tutti.
Un abbanniatore con tanto di megafono annuncia che è morto un fratello, nonché l’ora delle esequie.
L’appartenenza ad una delle confraternite religiose, tante quanti sono i santi che durante l’anno sfilano in processione per le vie del paese, assicura un funerale a regola d’arte e soprattutto una sepoltura non particolarmente costosa.
A chi non può acquistare la “seconda” casa, la confraternita, attraverso un sistema di riscossione annua di una piccola somma, detta “siggenza”, riserva un posto nel cimitero; infatti questo è suddiviso in veri e propri quartieri, in cui ogni fratellanza possiede un tot di sepolture.
Chiaramente non si tratta di un loculo eterno, ma temporaneo.
Un morto vi può stare anche per un trentennio, in attesa di essere posto in una sorta di sacrario comune.
A mio parere si tratta di un sistema integrato che funziona bene: da una parte la solidarietà cattolica, seppure “acquistata” a piccole dosi, dall’altra la sicurezza della sepoltura; succede, infatti, soprattutto nei grandi centri, che un funerale si trasformi in un affare economico.
Le agenzie funebri cittadine sono costosissime, specie quando provvedono a scovare un posto nei mal gestiti cimiteri palermitani.
Qualcuno mi ha raccontato di essere ricorso ad una finanziaria per l’acquisto della tomba di un parente morto improvvisamente.
Che poi non è un acquisto, ma una transazione provvisoria; i morti inumati, infatti, dopo pochissimi anni, vengono sballati in un ossario comune.
La povera gente, insomma, si caccia nei guai economici.
Nei centri di provincia la morte, invece, è meno indolore, almeno sul piano economico.
Sia per il povero, sia per il ricco.
postato da melchisedec alle ore luglio 18, 2009 08:20 | Permalink | commenti (12) / commenti (12) (pop-up)
categoria: riflessioni, occasioni, morte, sepolcri


sabato, 11 luglio 2009

Ho provato a riscrivere lo stesso pezzo del post precedente, ma con uno stile e un punto di vista assolutamente differenti.
Di cosa sono capaci le parole e la scrittura!
 
 
Porca puttana, pure sul display del cellulare s’è ficcata la polvere!
Ma chi me l’ha fatto fare! Pagare a peso d’oro un pugno di decerebrati che, per usare monox, colla e cazzuola, si faranno le vacanze alle mie spalle, ridendosela del professorino che rompe i coglioni per sapere cos’è questo materiale e quello, dove custodire sanitari e placche per il servizio.
In tutto questo mi sta fracassando le cervella ‘sto cazzo di martellina pneumatica.
Giuro che brucerò tutti quanti i libri, ma non ne voglio sapere di pulirli; le copertine dei libri acquistati da poco, a pensarci bene, posso direttamente buttarle nel cestino, tanto sotto c’è l’altra, meno elegante, ma chissenefrega.
E a farmi imbestialire pure le piante si ci mettono; i potos, che con ‘ste foglie gigantesche sembrano uscite da un laboratorio chimico, fanno cagare di paura, perché la polvere s’è incollata a multistrato e non si capisce più a che regno appartengono.
Sto seduto come un fesso sul divano con delle lenti protettive ché sono allergico, il naso e la gola secca; aspetto il fattorino della farmacia che mi porta i tappi per le orecchie.
Giuro sono esaurito.
postato da melchisedec alle ore luglio 11, 2009 11:38 | Permalink | commenti (20) / commenti (20) (pop-up)
categoria: nugae, occasioni, linguaggio, lingua, doppio, melchisedec


venerdì, 26 giugno 2009

La Tranciaballe

cast-margelC’è un donnone che si aggira nella mia scuola.
Ha un vocione imperioso, a tratti stridulo; del tutto inespressivo il volto, macchiettato di efelidi su gote color prugna.
Una presidentessa di commissione, un po’ invasata, un po’ repressa.
L’abbigliamento è semplice: indossa delle gonne che probabilmente usava mia madre negli anni ’70, camicetta a manica rigorosamente lunga, o con fiorellini di prato o a tinta unica.
Non sono più abituato a incrociare colleghe così datate nell’aspetto; la maggior parte delle insegnanti sfoggia, infatti, un abbigliamento all’ultimo grido.
Anche le più anziane sfilano con abiti da sera e capelli vaporosi.
L’esame di stato fa scattare questa sorta di sfilata di gala tra polvere di gesso e cartacce.
L’aula dell’esimia è diventata un forziere di regole e verbali, compiti e cancelleria.
La bruta ritiene di essere l’unica al mondo.
Non tiene conto che in una scuola esistono più aule e si dà il caso che il suo fortino sia ubicato in prossimità dell’aula che occupa la mia commissione.
Ha letteralmente tappezzato le pareti del corridoio di avvisi scritti a quadrata littera.
Uno di essi minaccia che saranno allertate le forze dell’ordine nel caso in cui un estraneo sia beccato nella zona minata; su un altro, posto sulla porta, si legge un iperbolico “vietato l’ingresso agli estranei”.
Chi s’imbatte in lei lungo il corridoio deve farsi riconoscere.
Membro interno? Esterno? Estraneo? Infiltrato?
Io non la cago neanche e aspetto impaziente un attacco.
Un mio simpaticissimo collega stamani ha sbottato in “Sono un ladro” dopo un’ennesima richiesta di identificazione da parte del maschione travestito da donna.
Un altro, fine pensatore, sostiene che quel vietato l’ingresso agli estranei debba essere interpretato al contrario, con un senso ribaltato.
Tutti i maschietti preferiscono tuttavia rispettare il senso letterale.
Non avrà vita facile la presidentessa; non ha ancora capito che l’aula accanto al fortino è in verità occupata da cagnoli, come si dice a Palermo.
Ossia individui a metà tra i cani di strada e gli esseri umani con la battuta arguta sempre sulla punta della lingua.
 
(Nell’immagine il personaggio Agatha Trunchbull; rimando al film Matilda 6 mitica)
postato da melchisedec alle ore giugno 26, 2009 10:47 | Permalink | commenti (18) / commenti (18) (pop-up)
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giovedì, 18 giugno 2009

Un pomeriggio, di giugno

font_m-ricamoLa scuderia di una famiglia aristocratica è oggi un angolo di artigiani.
Non più tortine di merda di cavallo, ma spilli, matite, carta velina.
La sormonta un possente arco, sopra uno stemma nobiliare.
Pare una navata rimpicciolita di una chiesa abbandonata.
Profuma di muffa e di carta ingiallita, di stoffa e di lavanda.
Una vetrina, tale nel vedere di chi l’ha allestita, abbozzata per chi osserva dall’ esterno, mostra pizzi e ricami, tovaglie all’uncinetto, bavaglini con i ricami dei giorni della settimana.
Una pera e due ciliegie, un cagnolino nero chiazzato di bianco, edera e fiori di campo.
Rigorosamente in corsivo, si incurvano in ghirigori e salti e discese i giorni.
Una vecchia singer accompagna con le sue note, cadenzate dai colpi del piede femminile, le fatiche di un disegnatore e una ricamatrice.
Ciarlano, si rintuzzano, si lanciano occhiate di complicità, mentre il cliente, malcapitato, li osserva muto e imbarazzato al di qua dell’ingombrante tavolo da disegno.
Sono occasioni d’oro i dialoghi fra i due, perché l’occhio può penetrare indiscreto nelle caotiche vetrinette a corredo delle pareti.
Rocchetti di cotone come matite di giotto, scampoli di stoffa che fuoriescono dalle buste di plastica o da improvvisate confezioni con carta regalo messi ordinatamente alla rinfusa; un angolo ammassa sdrucite riviste di modelli e disegni, impunture e cordoncini.
Sulla testa del disegnatore incombe una cappelletta di legno, da cui vigila una Vergine di gesso con un fiore di plastica, consunto dal tempo.
L’afa del pomeriggio viene cacciata via da un piccolo ventilatore verde con l’elica rivolta verso l’alto; pare in castigo, quasi contenta che una mano l’abbia messa in moto.
 
Il fragore di un clacson riporta l’osservatore al caos della città afosa.
Si impietosisce la brezza del vento e spira alleggerendo il tramonto.
 
postato da melchisedec alle ore giugno 18, 2009 13:52 | Permalink | commenti (7) / commenti (7) (pop-up)
categoria: nugae, occasioni, palermo, artigianato, melchisedec, angoli di bellezza, i racconti di mel


sabato, 06 giugno 2009

James con James

CIMG0045
Il caso è sempre beffardo.
Io ho incartato l’Henry James di Giro di vite e ho ricevuto in cambio un altro James, uno sconosciuto per me P.D. che ha scritto Morte in seminario, un giallo.
Giornata di libri, ieri, nel mio liceo; due colleghe hanno coronato il loro progetto sulla lettura con un affollatissimo bookcrossing, cui non potevo sottrarmi.
Le due professoresse ci hanno lavorato un intero anno, portandosi i ragazzi finanche a Torino.
Sono momenti di cultura sempre più rari nelle scuole italiane, dove sempre più spesso si mercanteggia.
Torte preparate dai ragazzi, bancarelle di libri incartati con fogli di giornali, proiezioni multimediali, cartoncini con frasi famose.
Mi sa che l’anno prossimo ci farò un pensierino con una partecipazione più fattiva, ammesso che riuscirò a superare la cristallizzata tendenza a concepire il fare scuola esclusivamente nel chiuso di un’aula.
 
CIMG0043
(Nelle immagini una bancarella di libri e una frase tratta da “Il cacciatore di aquiloni” che mi piace assai)
postato da melchisedec alle ore giugno 06, 2009 10:26 | Permalink | commenti (14) / commenti (14) (pop-up)
categoria: libri, nugae, educazione, occasioni, litterae, meleagridi, cronache extra-scolastiche, ars docendi, ars imagines luce exprimendi


lunedì, 25 maggio 2009

Leggersi un Roth e il menu, convolvoli di sigaretta s’attorcigliano nervosi nell’afa serale. Fumigano spaghetti, amoreggiano sguardi nell’angolo.
Si rumoreggia ai tavoli, mentre si stende, sbadigliando, una notte di maggio.
Dai cespugli un dolce-acre di nettare.
Si accendono candele ai tavoli.
 
postato da melchisedec alle ore maggio 25, 2009 12:10 | Permalink | commenti (10) / commenti (10) (pop-up)
categoria: nugae, occasioni, asciuttezza


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Utente: melchisedec
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. Si tratta di un angolo personale, scritto e rivissuto tramite i "giganti" della cultura e la parola. Pertanto i riferimenti ad esperienze, fatti e personaggi non hanno alcunché di documentaristico, perché filtrati dal mio immaginario. In ottemperanza alle regole da me del tutto arbitrariamente redatte per questo blog preciso che non si risponderà a commenti privi di contributo al tema del post o a domande decontestualizzate. Saranno eliminati dalla lista dei link, anche temporaneamente, i blog-limbo e quelli con cui l'interazione langue. A rischio di apparire presuntuoso, invito a riflettere prima di scrivere convinto che ognuno abbia “un meglio” da esprimere, sempre.


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