domenica, 08 novembre 2009

"Il liceo si è già scordato di me"

La domenica mattina inizia proprio bene; ricevo e pubblico un’email inviatami da un’ex allieva.
Perché postarla qui?
Non mi interessano proprio gli eventuali complimenti dei lettori, ormai dopo anni di bloggaggio ho fatto tesoro di una frase scovata in un vecchio libro di grammatica: “Trattate i complimenti che vi vengono fatti come se fossero profumi: odorateli, ma non inghiottiteli!”.
Sbandierarla qui ai quattro venti ha per me il valore di un punto di forza, di un’interrogazione andata a buon fine, di uno sprone a proseguire dritto per la mia strada.
Nella scuola italiana si respira sempre più un’aria da regime fascista travestito da democrazia.
E chi esprime il proprio punto di vista, anche se particolare e discutibile, viene addidato come sovversivo.
I colleghi  nella quasi totalità sono proni e pronti a tutto: pur di salvaguardare lo stipendio e/o incrementarlo con progetti, progettini e progettacci, non vedono, non sentono, non discutono, non criticano.
Non professano.
Sono i loro così sia alla passività intellettuale a sferrare un pugno nello stomaco, a generare amarezza e pessimismo.
Meri esecutori di direttive; che poi non vuol dire non eseguirle, me ne guarderei bene, infatti chi mi conosce sa che il dovere(e gli obblighi contrattuali) viene prima di ogni cosa.
Poi, al mattino, entri in classe e scordi tutto.
Le 4-5 ore trascorse con i ragazzi spossano sì per la fatica, ma al contempo rigenerano.
Menti giovani e fresche, sorridenti e ridenti, vive e acute.
 
Salve professore!
Come procede l'anno scolastico?
Il mio primo anno d'Università è iniziato parecchio bene. Le lezioni frontali stimolano la mente a porsi mille perché e vengono per lo più supportate da diapositive (si è mai chiesto perché la "Vespa",uno tra i più famosi motorini della storia, si chiama proprio in questo modo? Il perché la Gioconda sia il quadro più famoso al mondo? Fino a che punto l'Arte si possa definire tale?) mentre i laboratori, anche se molto impegnativi, hanno tra i tanti scopi quello di tirar fuori la creatività degli studenti, oltre che prepararli nella progettazione di oggetti, di packege (imballaggio dei prodotti), ecc... Si figuri che qualche giorno fa la lezione si è svolta al Foro Italico e l'obiettivo era quello di rappresentare uno squarcio del parco e di scegliere due oggetti dell'arredamento urbano per poi rappresentarli, individuando da soli i materiali e le misure per poi trascrivere una descrizione dettagliata (esperienza davvero interessante se non si fosse svolta in concomitanza con una folata di vento che ha spazzato via parecchi dei nostri sforzi!). Una piccola curiosità che sono sicura potrà interessarla è che i famosi "birilli" che circondano il foro rappresentano, in realtà, il profilo del busto di Eleonora d'Aragona che si trova a Palazzo Abatellis!
Cambiando discorso, visto che il mio entusiasmo rischia di farmi scrivere per ore e ore, devo dire che il sentire parlare della morte di Alda Merini, conosciuta al corso di letteratura moderna,  mi ha portata indietro, prima di qualche mese, poi di qualche anno. Quando all'inizio di quest'anno scolastico i bidelli non volevano farmi entrare a scuola, ho sentito forte il senso di nostalgia, pensando: "Il liceo si è già scordato di me". Eppure io non potrò mai scordare questo "mostro d'inchiostro" (l'immagine arriva da uno dei primi libri che ho letto da piccola e mi piace definire così il liceo per tutto l'inchiostro che in cinque anni si usa) che mi ha dato davvero tanto. Volevo ringraziarla di cuore, prof, per aver gonfiato esponenzialmente questo tanto, per aver creduto sempre in me, per il semplice fatto che so chi è Antonia Pozzi o a che "serve" la letteratura, perchè riesco a capire le iscrizioni latine nelle chiese e non resto di stucco dinnanzi a gente che si confronta su autori e tendenze.

Si è fatto tardi, spero di avere sue notizie..
postato da melchisedec alle ore novembre 08, 2009 09:33 | Permalink | commenti (8) / commenti (8) (pop-up)
categoria: affetti, melchisedec, cronache extra-scolastiche


venerdì, 06 novembre 2009

Dal medico l’anticamera brulica di pazienti.
Come al banco del salumiere c’è il pizzino con il numero del turno.
44.
Prima di me 20.
I pazienti impazienti staccano il pizzino e vanno via a sbrigare altre faccende.
Il turno più folto, manco a farlo apposta, è proprio quello del mio medico di base.
L’anticamera, infatti, è per ben quattro gabinetti, ma tutti vogliono lui.
Il mio medico.
E ripeto mio con una lunga scia di stima.
Lunga quanto l’attesa.
È un uomo dolcissimo, a me coetaneo.
Gentile nei modi, garbato, con sulle spalle una gavetta di tutto rispetto.
Ci diamo del tu.
O meglio lui ha preteso così.
Eppure non riesco mai a mettermi alla pari.
Per me rimane il medico, il medico che si prende cura del paziente.
Qualche volta, tra una ricetta e l’altra, parliamo di libri, di film, dei suoi due bambini che troneggiano dalla foto posta sulla scrivania.
Anche la moglie ha giurato con Ippocrate, ma non la conosco di persona.
A Natale ci scambiamo gli auguri, con una telefonata o un messaggio.
Si è capito, no?
È bravo, professionale e simpatico.scansione0006
Ma oggi era reticente sulle vaccinazioni in corso o sul punto di…
Se il caso ci avrà messo lo zampino, non mi resterà che grugnire.

postato da melchisedec alle ore novembre 06, 2009 19:02 | Permalink | commenti (13) / commenti (13) (pop-up)
categoria: nugae, melchisedec


domenica, 01 novembre 2009

Tutti i (non) santi

 scansione0001
Beati i materialisti,
perché di essi è il regno del consumismo.
 
Beati i felici,
perché si industrieranno per brevettare la ricetta della felicità.
 
Beati i presuntuosi, gli arroganti, i superbi,
perché erediteranno i posti migliori.
 
Beati quelli che non hanno fame e sete della giustizia,
perché contribuiranno all'estinzione di questa fastidiosa fissazione umana.
 
Beati i vendicativi,
perché troveranno piena soddisfazione al proprio sé.
 
Beati quelli che hanno doppia, tripla e quadrupla vita, i puttanieri, i traditori,
perché saranno chiamati vip.
 
Beati gli operatori di guerra,
perché saranno chiamati figli della storia.
 
Beati coloro che perseguono chi si dedica alla giustizia,
perché di essi è il regno della legge.
 
Beati voi, quando insulterete, perseguiterete e, dicendo la verità, diranno ogni sorta di bene contro di voi.
 
Rattristatevi e umiliatevi, perché grande è la vostra ricompensa sulla terra.
 
N.B.
Lungi da me l’intenzione di essere irridente verso una delle pagine più belle di Matteo, soltanto un quadretto di ciò che gli italici petti hanno sotto gli occhi.
postato da melchisedec alle ore novembre 01, 2009 08:05 | Permalink | commenti (7) / commenti (7) (pop-up)
categoria: attualitĂ , melchisedec


domenica, 18 ottobre 2009

Servire ed essere serviti

La sete di potere róse pure i primi apostoli.
Anzi si può dire che Giacomo e Giovanni procedettero a firmare la prima (auto)raccomandazione della storia del vangelo: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».
I due apostoli non capirono, all’inizio, un emerito tubo della predicazione di Cristo e avrebbero voluto accomodarsi alla mensa per essere serviti.
Folli!
«Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».
Ma che significa essere serviti?
Trattare gli altri come strumenti per raggiungere i nostri scopi.
Soprattutto quelli sordidi.
Mascherati da belle parole.
Che significa farsi schiavo di tutti?
Maneggiare gli esseri umani con cura.
postato da melchisedec alle ore ottobre 18, 2009 10:43 | Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)
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venerdì, 16 ottobre 2009

"Nolente vicino a lei che voleva"

La costante dell’insegnamento di lingua e lettere italiane in una prima classe è la libertà sconfinata del docente nel farsi una propria antologia personalizzata, tant’è che sarebbe auspicabile abolire dal biennio la mole di libri(parlo dell’antologia) che solitamente viene adottata e poco adoperata.
La tignuola che rode le antologie d’italiano è costituita dagli stralci dei romanzi: interi pezzi decontestualizzati messi lì soltanto per moda. Nello stupido immaginario del docente medio più il libro riporta brani attualissimi meglio è.
Io non sono d’accordo e, profittando di quella libertà, strutturo per gli imberbi un piano antologico ad hoc.
Il percorso cambia ogni volta, pur con punti fermi.
Da più di un mese faccio il grammatico, ora è venuto il momento di arrampicarsi sulle spalle dei giganti.
Possibile che la scalata non inizi con Omero?
Non l’Iliade.
Troppo odio, troppa guerra.
All’ira di Achille antepongo l’ingegno multiforme di Ulisse.
Cercherò di fornire agli allievi più modelli di traduzione.
Intanto trovo poetica e buona la Calzecchi Onesti.
Un saggio nel canto V: Calipso lascia partire Ulisse.
C’era bisogno che intervenisse l’Olimpo perché la bella Calipso non trattenesse più Ulisse?
A volte siamo stolti e ciechi.
Non cogliamo i segnali.
 Calipso
Sul promontorio seduto lo scorse: mai gli occhi
erano asciutti di lacrime, ma consumava la vita soave
sospirando il ritorno, perché non gli piaceva la ninfa.
Certo la notte dormiva sempre, per forza,
nella cupa spelonca, nolente, vicino a lei che voleva:
ma il giorno, seduto sopra le rocce e la riva,
con lacrime gemiti e pene il cuore straziandosi,
al mare mai stanco guardava, lasciando scorrere lacrime.
(Omero, Odissea V, 151- 158)
 
Ulisse è proprio uno stronzo, di notte gozzoviglia, di giorno piagnucola; Calipso completamente scemotta.
***
La traduzione di Pindemonte ha il sapore dell'obsolescenza, però è ancora più esplicita:
Trovollo assiso
Del mar in su la sponda, ove le guance
Di lagrime rigava, e consumava
Col pensier del ritorno i suoi dolci anni;       195
Ché della ninfa non pungealo amore:
E se le notti nella cava grotta
Con lei vogliosa non voglioso passa,
Che altro l'eroe può?
postato da melchisedec alle ore ottobre 16, 2009 19:58 | Permalink | commenti (8) / commenti (8) (pop-up)
categoria: melchisedec, cronache extra-scolastiche


giovedì, 15 ottobre 2009

Le maioliche, il cielo

 
Le butto l'occhio da circa un mese. Non me ne posso liberare. Da buon abitudinario scelgo sempre il medesimo posto per la ginnastica yoga in palestra. La verità è che alla mia destra c'è una finestra. E l'occhio va un po' a sinistra, dove siede regina la maestra, un po' a destra. Le maioliche mi distraggono, poi vinco la veniale negligenza. A sera lo scuro ne inghiotte i colori.
cupola 007
Le maioliche da vicino.
Un tempo 
MONTEVERGINI era convento. Ora la chiesa ha chiuso i battenti. Lì dentro, dicono, fanno teatro. Magari un giorno i teatri saranno adibiti a chiese. Ormai mi aspetto di tutto.
postato da melchisedec alle ore ottobre 15, 2009 21:34 | Permalink | commenti (9) / commenti (9) (pop-up)
categoria: palermo, melchisedec, le foto di mel, angoli di bellezza, ars imagines luce exprimendi


mercoledì, 14 ottobre 2009

scansione0001
Nel pomeriggio Josè Saramago, intervistato a radiotre Fahreneit, alla domanda del presentatore sulle ragioni per cui ha riportato nel suo nuovo libro, Il quaderno, le esperienze di scrittura registrate sul proprio blog, ha risposto che non c’è poi molta differenza tra scrivere un libro o un pensiero su un blog. Ciò che conta è sapere scrivere.
Concordo con il Nobel.
Anche le minute cose possono essere fonte di ispirazione.
Forse più delle grandi.
In questi anni ho seguito quasi sempre l’istinto, rimanendo tetragono alle mode, ai gusti degli altri o, ancora peggio, a ciò che mi potesse rendere più simpatico di quanto io lo sia nella realtà quotidiana.
Anche per questo non ho deciso di smettere di bloggare.
***
QUI  il link di RadioTre Fahreneit con le indicazioni editoriali e l'articolo di Umberto Eco.
postato da melchisedec alle ore ottobre 14, 2009 22:09 | Permalink | commenti (5) / commenti (5) (pop-up)
categoria: riflessioni, blogsfera, melchisedec


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Utente: melchisedec
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. Si tratta di un angolo personale, scritto e rivissuto tramite i "giganti" della cultura e la parola. Pertanto i riferimenti ad esperienze, fatti e personaggi non hanno alcunché di documentaristico, perché filtrati dal mio immaginario. In ottemperanza alle regole da me del tutto arbitrariamente redatte per questo blog preciso che non si risponderà a commenti privi di contributo al tema del post o a domande decontestualizzate. Saranno eliminati dalla lista dei link, anche temporaneamente, i blog-limbo e quelli con cui l'interazione langue. A rischio di apparire presuntuoso, invito a riflettere prima di scrivere convinto che ognuno abbia “un meglio” da esprimere, sempre.


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