sabato, 26 settembre 2009

Una "ruina"

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Il cemento su un corso d’acqua interrato.
Ecco il risultato!
(La foto è di un conoscente)

contemplo la potenza

Un rosso di geranio contempla i detriti.

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 Un rosso di geranio tra foglie di basilico.

postato da melchisedec alle ore settembre 26, 2009 19:18 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
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martedì, 22 settembre 2009

L'albero e la montagna

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Quando l’istinto si pianta prepotente nel cranio, bisogna assecondarlo.
È così che ieri, terminate le lezioni, dopo aver percorso un tratto con l’automobile e avendo constatato un tappeto di metallo assordante per tutte le vie di fuga, sono tornato nuovamente a scuola, ho depositato il mezzo in un luogo tranquillo e ho scelto il bus.
Nel giro di tre quarti ho raggiunto l’altra parte di Palermo.
Attualmente l’azienda trasporti non naviga in acque tranquille, tant’è che ha ripescato dal deposito macchine un po’ datate, rumorose, dove i segni dell’inciviltà dei cittadini sono palesi.
Tuttavia l’autobus presenta un vantaggio spesso sottovalutato: nella sfortunata ipotesi che il traffico sia congestionato, è sempre possibile scendere dal mezzo e avviarsi a piedi, anche quando diluvia, mentre, se si è con l’auto propria, non resta che subire passivamente la congestione.
Nel bel mezzo del nubifragio che ieri pomeriggio si è abbattuto su Palermo mi trovavo proprio su un mezzo pubblico; i nuvoloni e i tuoni fragorosi non mi hanno scoraggiato ed è stato ansiosamente poeticissimo attraversare le strade del centro storico sotto secchiate d’acqua scagliate con impeto dal cielo.
Qualcuno è salito soltanto per sottrarsi alla furia dell’acqua.
Giunto a destinazione, ero ancora più sereno, infatti aveva smesso di piovere.
Mi sono inerpicato tra i vicoli di corso Vittorio e ho raggiunto un Palazzo con gli attributi.
Una delle immense sale con gli affreschi e gli stucchi in attesa di restauro(che avverrà quanto prima) è adibita a palestra.
No, non pensate ad attrezzi, tapis roulant, cyclette, bicipiti e tricipiti come salumi nelle vecchie drogherie, culi sodi e tette al vento, tutine che soffocano il corpo e occhiali da sole!
È un luogo magicamente storico, fisico e spirituale.
Il pavimento, ricoperto da materiale gommoso, è tappezzato dai teli che ogni yoghista porta con sé.
Avevo già determinato che a settembre dovessi dedicarmi ad un’attività fisica, anzi psico-fisica.
Detto fatto.
Per me il tempo della palestra affannosa è finito, cinque anni sono stati più che sufficienti: guadagnavo nella forma fisica, ma il prima mi costava struggimento, lo struggimento della fatica, e a sera ero cera liquefatta.
Lo yoga mi pare più adatto ad un quarantenne.
Non è che non si fatichi, perché ci sono schemi di ginnastica che proprio non riesco a interiorizzare, e inoltre mi ritrovo rivoli di sudore che colano da ogni parte, mentre sembra di essere stati immobili.
Tra gli asana(posture) per me più difficoltosi ci sono l’albero e la montagna, ma mi sfiderò, contando sull’aiuto della maestra che è gentilissima, corregge delicatamente, ma non ti schiaccia con fare saccente, come sono abituati a fare gli istruttori delle palestre, ribattezzati da alcune amiche con la sigla M.M. N.C., molti muscoli, niente cervello o, nella versione trash, molta minchia, niente cervello.
Mentre si yoga, ognuno svolge l’attività e si fa i cazzi propri.
L’unico imbarazzo è nello spogliatoio.
Promiscuo.
postato da melchisedec alle ore settembre 22, 2009 09:20 | Permalink | commenti (8) / commenti (8) (pop-up)
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domenica, 20 settembre 2009

settembrini
Mi piacciono molto i settembrini, sebbene siano inodori; i mazzi sono prepotentemente maestosi e assomigliano ad una capigliatura riccioluta e crespa. Oltre che bianche, le corolle possono essere lilla; il vecchio vivaista, presso il quale mi fornisco, mi ha assicurato che fra qualche giorno li troverò.
 
 
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Su una delle fioriere è spuntata questa verdura, di cui non ricordo il nome. Come il basilico, anch’essa un’intrusa portata dal vento che s’è ricavata uno spazio tra i gerani. Ha anche dei boccioli, che fanno iconizzare un giallo.

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 Ho acquistato la raccolta dei poemetti di Simon Weil, scrittrice cristiana ed ebrea. L’apprezzo di più come prosatrice, ma qualche stanza merita di essere letta. Ecco il suo “giorno” con i colori dell’alba di stamattina.

Giorno che nasci, colmo di rugiada,
così chiaro nell’anima e nei cieli,
tutto questo splendore che si posa ovunque
come una carezza
limpido a noi sarà di tenerezza.
La sera che l’aria fluida ha traversato
ne colmerà l’umido prato.
Ma prima ancora che la notte scenda,
e in mezzo a noi calma si stenda,
o giorno, come sarai sporcato!
(Simone Weil, Poèmes,  tratto da A un giorno, 1968)
lunedì, 27 luglio 2009

Sullo stile

Dalla parte del fruitore
Diventa difficoltoso e alquanto imbarazzante quando, a proposito di una recensione, soprattutto di un testo letterario, si è costretti in qualche modo a liquidarlo con un’argomentazione quanto mai inconsistente: “Non mi piace lo stile”.
Si tratta, infatti, di una posizione estremamente soggettiva che, in ambito scientifico, nessuno si permetterebbe di pronunciare.
Il rischio sarebbe una rissa accademica con annessi e connessi di defezioni, abbandono di poltrone e rimbrotti.
Qui nei blog ce lo possiamo, invece, permettere, ma fino ad un certo segno.
Chi propone all’attenzione altrui un testo letterario sicuramente è animato da buone intenzioni e vuole condividere con i lettori emozioni, pensieri, posizioni ideologiche e così via.
Sovente, almeno per gli autori di cui ho letto qualcosa, scrivo “Non mi piace lo stile”.
Si sa che forma e sostanza dell’espressione e del contenuto vanno di pari passo, tuttavia succede che contenuti pregevoli non si sostanzino, nella pragmatica della fruizione(cioè dal punto di vista di chi legge), in uno stile diciamo soggettivamente piacevole.
Pertanto un paio di maniche è descrivere analiticamente lo stile di un autore, e qui la tradizione è sterminata, scuole su scuole si sovrappongono e si rintuzzano, un altro è stabilire le motivazioni profonde che spingono il lettore a prediligere uno stile rispetto ad un altro.
Un’indicazione ctonia ci proviene da Leo Spitzer che, nella definizione di stile, formula il seguente postulato: “A qualsiasi emozione, ossia a qualsiasi allontanamento dal nostro stato psichico normale, corrisponde, nel campo espressivo, un allontanamento dall’uso linguistico normale; e viceversa, … un allontanamento dal linguaggio usuale è indizio di uno stato pschico inconsueto”.
Ne consegue che, se è compito del critico cogliere queste deviazioni dall’uso linguistico normale, spie della condizione d’animo dello scrittore, è compito del lettore, nella sua autentica soggettività, ritrovare o non ritrovare in quelle deviazioni il proprio materiale pschico o se vogliamo spirituale, per usare un termine meno clinico.
Si tratta di una confluenza fortuita e indefinibile.
Detto questo, posto una foto che ho scattato ieri al tramonto, dacché il discorso sullo stile, dalla parte del fruitore e senza il mero descrittivismo, vale nel complesso anche per le immagini.
incontro

(Incontro di luci, un angolo del centro storico di Palermo)

lunedì, 29 giugno 2009

Le pause mi fanno proprio male

Minimo, per nulla importante.
Il senso di un post non è riconducibile necessariamente al narrato, diciamo volgarmente al contenuto.
Probabilmente neanche c’è contenuto o, se c’è, è insignificante dal punto di vista di chi legge.
Il lettore, dunque, può trovarsi seriamente in imbarazzo.
Che gliene può fregare del bruco che mi divora  le foglie delle zinnie?
Lo confermano i commenti al post precedente, pochi.
Tanto per continuare a imbarazzare il lettore, riporto delle riflessioni grammaticali, scaturite dalla visione di questa scena.
Dei rondinotti(o simili) volteggiano nell’azzurro, percorrendo sempre la medesima ellisse.
Pare incredibile, ma è così.
Mi è riaffiorato un poetico “Che voli di rondini intorno…”
Ma “intorno” che complemento è?
Oscilla tra un complemento avverbiale di stato in luogo circoscritto e uno di moto a luogo circoscritto.
Se è vero che gli uccelli sono intorno in un luogo circoscritto(lo spazio d’ aria tra l’antico palazzo, le scale di emergenza della mia scuola, da dove scatto la foto, e i tetti di altri palazzi), tuttavia le creature non stanno ferme, ma compiono un giro intorno.
Sempre il medesimo.
Lo confermano gli occhi di chi scatta la fotografia.
Il problema sta, però, nell’enunciato, ossia nell’omissione del predicato verbale(Che voli di rondini intorno...).
Di stasi? Di movimento?
La foto non lascia dubbi.
L’enunciato, pur poetico, lascia un che di indefinito.
Appunto poetico.
rondini 006
lunedì, 27 aprile 2009

Lampedusa, il volto fisico

lampedusa 25 aprile 09 080 
Anche all’osservatore svagato non sfugge la petrosità di Lampedusa.
L’isola, una giogaia triangolare, è solcata, a tratti, dalle fenditure, i valloni, frutto dei moti dell’erosione.
lampedusa 25 aprile 09 163
Petrosa nel seno, rocciosa per lo più nelle sporgenze, in alcune delle quali il mare, col suo benevolo e perenne flusso, deposita una sabbia finissima, che crederesti essere polvere d’oro bianco.
lampedusa 25 aprile 09 062
Laddove gli strapiombi si addolciscono, appiattendosi in cale, vi trovano dimora archi di sabbia bianca, impalpabile.
lampedusa 25 aprile 09 024
Gli impeti delle acque spumose talvolta li diseguagliano con monticcioli di poseidonia, barriera per il mare divoratore di coste; nei mesi di bonaccia, quando il vento perde forza, l’isoletta, detta dei Conigli, si unisce con una lingua di sabbia all’isola-madre, quasi ad assicurarsi l’antico legame.
lampedusa 25 aprile 09 040
La bianchezza della sabbia nelle cale e delle rocce sulla superficie interna stringerebbe di monocromia gli occhi dell’osservatore, se ad accenderla con vivezza non ci fossero le sfumature cangianti dei colori del mare e il verde della vegetazione.
Sembra che il mare di Lampedusa sfoderi a festa le sue tonalità come mostrasse un nonno l’albero genealogico della propria famiglia; avi che si rinnovano eternamente attraverso il gioco della luce.
lampedusa 25 aprile 09 089
Sulle pietraie, invece, si abbarbica tenacemente la vegetazione per non essere rapita dal vento.
lampedusa 25 aprile 09 017
La flora lampedusana è distribuita a macchia tra fazzoletti di terra e rocce; per sconfiggere la violenza del vento, essa si mantiene bassa, sperimentando forme resistenti di nanismo straordinario.lampedusa 25 aprile 09 042 Le chiome di alcuni alberi sembrano essere state piastrate da un potente e fantasioso parrucchiere, che si sbizzarrisce nel modellare permanenti e tagli.
Il verde di Lampedusa è resistente e vario; si possono rinvenire forme autoctone e altre estremamente adattive rispetto agli agenti atmosferici, come forme di papavero nano e vilucchi siculi che, in questa fase dell’anno, dominano sovrani insieme ai cespugli di timo.
lampedusa 25 aprile 09 029
I cigli delle strade dell’isola sono impreziositi, infatti, dalle collinette di timo dal verde intenso che sprigionano al visitatore le alchimie del mediterraneo; più addentro svettano con i loro aghi appunti i cardi selvatici, mentre da ogni angolo sbucano vilucchi glicine, viola e bianchi.
lampedusa 25 aprile 09 014
Sporadicamente fanno comparsa le cipuddazze, degli enormi bulbi che emettono un fiore bianco, delicatissimo.
Il mio amico Francesco, abitante nell’isola, ha dato ad ogni pianta il proprio nome, chiarendo, volta per volta, se si trattasse di flora autoctona o alloctona; pazientemente mi ha guidato per ogni angolo dell’isola, permettendomi di avere un assaggio della bellezza di Lampedusa.
Due giorni, infatti, non bastano per chi vuole assaporarne profumi, colori, aromi.
Ma ho ancora altro da raccontare e da mostrare.
 
(fine prima parte)
giovedì, 23 aprile 2009

Gabbiani in cittĂ 

21042009349

Da tempo strombazzano i loro acuti gridi su per il cielo di città.
Nei giorni di tempesta a mare, migrano a terra.
Li osservi volare forsennati da un tetto all’altro, in sosta temporanea ora su una tegola, ora su una canna fumaria.
Sfrecciano insieme i gabbiani in direzioni opposte, ma sembrano prediligere la solitudine o stare in coppia, quando le palme toccano cemento.
Ogni tentativo di fotografarli mi è riuscito vano o pressocché inconsistente, come si deduce dall’immagine telefonica; non avevo con me la macchina fotografica, né potevo stare appostato come un paparazzo di uccelli.
Stamani uno mi è passato fulmineamente dinanzi agli occhi, mentre ero sul balcone della mia scuola.
Nel becco stringeva un ciuffo di erba rinsecchita.
Sta costruendo il nido sul tetto della scuola.
Ci potrei scommettere.
 
M’è parso un annuncio di tempo mite, perché a Palermo piove da giorni.
Il cielo ha aperto le sue cateratte e finanche lo smilzo fiume Oreto è gonfio d’acqua torrenziale, limacciosa e gorgogliante.
***
Da una ricerca effettuata sul sito della LIPU di Palermo ho scoperto che l'esemplare è un gabbiano reale o Larus cachinnans.
postato da melchisedec alle ore aprile 23, 2009 14:54 | Permalink | commenti (14) / commenti (14) (pop-up)
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