venerdì, 30 novembre 2007

Scintilla d'eternitĂ 

IMG_5076Vietato parlare di “eterno” e di “eternità”.
Ieri sera Benigni ha fornito un bel saggio sulla scintilla d’eternità che alberga dentro noi.
Appiattiti e schiavizzati dall’immediato, spesso o ci autocensuriamo o scoppiamo a ridere, deridendo chi, a volte anche maldestramente, tenta di intavolare un discorso sull’eterno.
Eppure tutti avvertiamo che <<ogni cosa non può finire qui>>, per dirla con il mattatore toscano.
La memoria e la reminiscenza, platonicamente parlando, sarebbero già eternamente iscritti nell’essere umano.
La cultura, la conoscenza, lo sforzo costruttivo di ogni essere umano non possono forse fregiarsi del titolo di “eternità”?
 
“Che cos’è il cervello umano se non un naturale e            
grandioso palinsesto? Il mio cervello è un palinsesto,
come un palinsesto è il tuo cervello, o lettore! Infiniti
strati di idee, immagini, sentimenti, sono scesi nel tuo
cervello leggeri come la luce. Ti è parso che ogni
strato successivo seppellisse tutti i precedenti. Pure, in
realtà, non uno è stato distrutto”.
Thomas De Quincey(1785 – 1859),Il palinsesto del cervello
umano.
 
(La foto è di Francesco di Lampedusa)
postato da melchisedec alle ore novembre 30, 2007 10:25 | Permalink | commenti (7) / commenti (7) (pop-up)
categoria: philosophia, eternitĂ , prosa poetica, melchisedec, thomas de quincey, circumspicere, ars imagines luce exprimendi


martedì, 27 novembre 2007

Mel, Masso e le "ienesse"

IMG_5067
Ebbene sì, ho ceduto alla tentazione delle ienesse Laura e Lory; le ringrazio, perché m’hanno dato modo di giocare innanzitutto con me stesso. Prendermi troppo sul serio non è mai stato un imperativo, soprattutto nel mondo del blog. Spesso leggo accorate lamentele e tristi pagine di protesta bloggara, che, il più delle volte, nascono dalla difficoltà di vivere un rapporto sereno con se stessi; molto più facile scaricare sul non-ascolto da parte dei lettori il proprio disagio che revisionarsi sul serio, proprio a partire dalla scrittura.
Io vi consiglio di visitare il sito http://www.lauraetlory.splinder.com.
In mattinata ci sarà una sorpresa, che riguarda anche Masso57 http://www.blueriver.splinder.com 
Intanto con una splendida foto di Francesco di Lampedusa do un barlume di come io mi rappresenti. Il resto si trova dalle ienesse.
 
postato da melchisedec alle ore novembre 27, 2007 07:52 | Permalink | commenti (15) / commenti (15) (pop-up)
categoria: blogsfera, melchisedec, rappresentazione di sè, ars imagines luce exprimendi


venerdì, 23 novembre 2007

Il piĂą bello dei mari

Il più bello dei mari è
quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello
che vorrei dirti di più bello
non te l'ho ancora detto.
Nazim Hikmet
 IMG_5075
Francesco di Lampedusa, oggi pomeriggio, mi ha fatto dono di alcune sue splendide foto.
Spesso gli rimprovero che non mi pensa mai; invece, a tradimento, mentre meno me lo aspettavo, mi ha concesso il pieno della bellezza di alcune piante che, nell’ idillica isola, sfoggiano maestosamente forza e costanza al vento impetuoso di questi giorni, colori e forme da poesia naturale.
Per una di esse ho scovato una poesia di Hikmet.
postato da melchisedec alle ore novembre 23, 2007 18:48 | Permalink | commenti (22) / commenti (22) (pop-up)
categoria: natura, affetti, melchisedec, poetarum inventum, ars imagines luce exprimendi


mercoledì, 21 novembre 2007

"Frischi ri iurnata"

briciole<<Vruocculi, vruocculi frischi! Signora, belli frischi sunnu, ri iurnata, vruocculiiii!>>(1)
Ipocritamente, ho volto lo sguardo verso la cassa, temendo che l’offerta di broccoli, sebbene solo pronunciata, avrebbe potuto riguardarmi.
Con fare indifferente ho scostato le mie cose, due confezioni d’acqua e tre di latte tedesco, da quelle del matto, che le aveva addossate alle mie, perché, si sa, il rullo è traditore e la mano della cassiera agganga(2), come mano meccanica, ogni cosa che le è sotto tiro.
Ipocritamente non ho avuto il coraggio di frapporre il divisore di plastica, ma, a sorpresa, dopo pochi secondi, lo ha fatto lui, il matto.
A stupirmi ancora di più, Filippo, dopo aver sistemato la sua spesa, si è prodigato in strette di mano con tutte le cassiere.
Con lui sono state accoglienti e gentilissime, gli hanno chiesto come stesse di salute e lo hanno liquidato con un sorriso.
Da ciò ho appreso il nome dello strampalato, Filippo, che abbannia,(3) in un grande supermercato, <<Vruocculi, vruocculi frischi! Signora, belli frischi sunnu, ri iurnata, vruocculiiii!>>.
Non ho il tempo di fare ammenda, silenziosamente, delle mie incancrenite sovrastrutture, che assisto a un’altra scenetta.
Due signori, marito e consorte, con una spesa degna di un lucullo, rifiutano le buste di plastica e risistemano sul carrello tutti i prodotti già battuti.
Fra me e me ne condanno la taccagneria.
Fuori, però, mentre sistemo nel portabagagli il mio parco bottino, la scena del carrello con mille prodotti, senza che siano imbustati, si ripete quasi ovunque.
Gente, che pazientemente armeggia nei carrelli, ripone con pazienza certosina le latte di pomodoro pelato, le confezioni di pasta, i biscotti e quant’altro dentro scatole di cartone poste nel vano bagagli.
 
Per un attimo mi ero scordato di trovarmi in uno dei quartieri più popolari di Palermo, dove è naturale scambiarsi battute di condivisa umanità, salutare un matto e rifiutare le buste di plastica perché, probabilmente, qualche centesimo in meno fa la differenza in uno stipendio-salario da fame.
Tutto ciò… mentre, ieri sera a Ballarò, le onorevoli Melandri e Prestigiacomo discutevano, a colpi di trucco e a gambe accavallate, sulle leggi elettorali e le riforme costituzionali come urgenze del Paese.
 
Note
(1)   <<Broccoli, broccoli freschi. Signora, sono molto freschi, di giornata>>.
(2)   Agguanta.
(3)   Pronunciare a squarciagola.
 
 
postato da melchisedec alle ore novembre 21, 2007 13:48 | Permalink | commenti (21) / commenti (21) (pop-up)
categoria: melchisedec, voci dialettali, circumspicere


lunedì, 19 novembre 2007

La "fera"

<<Voi forse direte: vergine, figurarsi. Sentite allora quello che vi dico, a rischio che Jacoma mi salìa. Damiano, il marito, dovete sapere che non ebbe tempo nemmeno di farle sentire le tavole del letto fare ‘nzùghiti ‘nzùghiti, perché la morte gli batté sulle spalle dicendogli: Damiano, finiscila di cavalcare Cata, che ora mi devi cavalcare a me. Capiste perché s’imbabbì? Damiano le stava ancora sotto l’arco della porta, le stava domandando: c’è permesso? posso entrare? E lei, la bella, aspettava con gli occhi chiusi quella meraviglia di entratura e invece s’appresentano i carabinieri e glielo strappano di sopra che ancora non le aveva scandagliato nemmeno l’antistanza…>> (Stefano D’Arrigo, Horcynus Orca, 1975).
 frammento di barca
L’antefatto del romanzo.
‘Ndria torna, dopo l’armistizio del ’43, in Sicilia; nel suo ritorno da una guerra ingiusta, ché tale è sempre per la gente comune, compie il suo processo di formazione. Tra le prime figure, in Calabria, incontra le fimminote, le donne che vendono di contrabbando il sale per campare. Propongono al giovane marinaro di togliere dalla magarìa, in cui è caduta, Cata, che non ha avuto il tempo di consumare il matrimonio con Damiano. Per tale motivo è diventata “babba”, “scimunita”. I carabinieri, infatti, glielo hanno strappato dal letto, perché si arruolasse. Quale atto deve compiere ‘Ndria? Sbloccare Cata, rimasta traumatizzata dal distacco improvviso da chi mai, carnalmente, fu suo marito. Sensale è la suocera di lei, Jacoma.
Dal quadro, uno dei tanti del romanzo, esce fuori un’immagine della Sicilia che non è mafia, né martirio, né povertà, né piagnisteo, ma forza vitale, incarnata proprio dalle fimminote e dai protagonisti maschili.
 
Autocritica
Tutte le volte, in cui, irrazionalmente, rifiuto qualcosa o qualcuno, sono costretto a ricredermi.
Da anni giace la fera su uno scaffale della biblioteca, il più alto fra tutti.
La mia mano, invano, si protenderebbe ad acciuffarla, la fera.
Forse, magari invisibile, da anni la zampa del mostro mima…
-T’aspetto, t’aspetto.
-Nella mia bocca cadrai inghiottito.
-Senza pietà.
-Natura lo pretende.
Stamani il prodigio.
Accompagno i miei allievi al teatro, mugugnando e provocando il saliscendi dei santi.
Non una parola scambiata coi cristi che mi seguono come gregge mansueto, solo fulmini dai miei occhi a fornire indicazioni sulla strada da percorrere.
Poi il prodigio.
Una riduzione fedelissima di uno dei capolavori del Novecento, Horcynus Orca, del messinese Stefano D’Arrigo, anno 1975.
Una belva voluminosa, di 1250 pagine nell’edizione in mio possesso, a grugnire nello scaffale.
Giunse il momento di augurare alla fera <<buona digestione>>.
 
postato da melchisedec alle ore novembre 19, 2007 18:46 | Permalink | commenti (10) / commenti (10) (pop-up)
categoria: teatro, prosa poetica, melchisedec, parole come gioielli, penne obliate, stefano darrigo, horcynus orca


sabato, 17 novembre 2007

Giova

L’acqua e il vento
mulinano
forsennati.
Rari,
gli occhi d’azzurro
illuminano
il grigiore diffuso,
mentre l’erba
verdeggia ancora.
Spicca fra la speranza
il vinaccio dei fichi d’india
e il ruggine dei cachi
dai tronchi spogli;
penzolano le ultime foglie giallastre
rimaste sole
come spaventapasseri.
Vanamente si inzuppano
di gocciole che,
precipitando giù dal cielo,
costantemente,
zigzagano l’aria.
Manca, forse tardivo, l’effluvio
di ceppi bruciati che intride
i nasi novembrini.
Giova il profumo caldo,
accogliente,
della minestra
di verdure e lenticchie,
che abbottona
ogni spiraglio di gelo.
Rimugino una visita improvvisa;
chissà se all’ospite,
capitato per caso,
sarebbe gradita
una ciotola                                               
di zuppa
o un’asfittica bustina di the
da immergere                                                              
in una tazza.
Saggiamente ogni imposta
è stata sigillata, di modo che,                                      
però, penetri
l’acciaio dell’aria
e non fugga uno zufolo,
ormai stantio,
di profumo d’amore.                         
 
Mel                                                           
giallo e cachi 
(La foto è mia; i cachi son stati colti ieri.)
postato da melchisedec alle ore novembre 17, 2007 15:04 | Permalink | commenti (19) / commenti (19) (pop-up)
categoria: stagioni, cachi, melchisedec, parole come gioielli, imago luce expressa, poetarum inventum


giovedì, 15 novembre 2007

Acrobazie ipoglicemiche

chiassoNon so se mi sono sentito più un deputato o un senatore.
Mancava il display con le lucine di natale a sormontare, a guisa d’aureola, il capo del preside e dei collaboratori.
Si è votato oggi pomeriggio, in collegio dei docenti, per l’approvazione dei progetti extracurricolari, che spolpano più di un terzo dei fondi messi a disposizione della scuola.
Votare i progetti è come essere in parlamento in questi giorni.
Ben tre aggiornamenti della seduta, perché, quando c’è da spartirsi la torta del denaro pubblico, tutti ipoglicemici diventiamo.
A impreziosire gli interventi contribuiscono poi i rancori personali, le copie sbiadite delle ideologie, qualche motivazione psicologica, l’invidia tipica della guerra tra i poveri.
Che poi è così povera?
C’è chi intasca, a fine anno, migliaia di euro e almeno un viaggetto dignitoso se lo può accaparrare; chi si paga una parte del mutuo annuale, chi la scuola privata ai figlioli, perché, da un’indagine da me personalmente condotta, più di un terzo dei colleghi destina i bimbi a scuole private religiose.
I genitori, però, miei colleghi, insegnano nella scuola pubblica.
Che coerenza!
Tutte le proposte, nonostante l’ostracismo e l’ostruzionismo, sono passate tra l’astensione massiccia dei crumiri, l’opposizione dichiarata e il voto accordato per stanchezza.
Anch’io ho recitato la mia parte, intervenendo per ben quattro volte a perorare la causa della vecchia pedagogia, la quale da tempo ha ceduto la poltrona a psicologia(leggasi psicologismo), bisogno(termine orribile), contrattazione, prestazione d’opera esterna…etc…
Ne emerge un quadro pietoso, grottesco e a tratti disumano, allietato soltanto dalle acrobazie di quei colleghi che non sanno tenere in mano e avvicinare alla bocca il microfono a gelato.
postato da melchisedec alle ore novembre 15, 2007 21:41 | Permalink | commenti (9) / commenti (9) (pop-up)
categoria: melchisedec, circumspicere


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