La poetessa senza manoscritti
I poeti non muoiono, palpitano nella voce di chi li legge, tremano nella mano di chi scrive.
I filologi, stando alla testimonianza degli editori Nicola Crocetti e Piero Manni, quest’ultimo ha curato la raccolta postuma Come polvere o vento, in uscita a novembre, avranno un bel da fare nel ricostruire l’ultima produzione della poetessa.
A parte le raccolte edite, esiste una miriade di poesie sparse che Alda non ha mai scritto di proprio pugno, ma dettato o semplicemente scritto su fogli di giornale in occasioni anche fortuite.
Da almeno vent’anni non scriveva più, ma le dettava, anche per telefono.
A volte, durante la dettatura, perdeva il filo del discorso, partiva per la tangente e diceva cose senza capo, né piedi.
Era una poetessa dotata di un dono naturale, il dono della poesia, e la componeva come una persona normale parla o pensa e ciò la rende più vicina a noi.
Le sue parole e i suoi pensieri si trasformavano in poesia.
Poesia di carne e di spirito.
Di voli e cadute.
Una donna straordinaria con in più il magma ribollente del poetare.
Su RADIOTREFAHRENEIT si può ascoltare la testimonianza di Crocetti e Manni, nonché altri pregevoli testi poetici.
Se la mia poesia mi abbandonasse
come polvere o vento,
se io non potessi più cantare,
come polvere o vento,
io cadrei a terra sconfitta
trafitta forse come la farfalla
e in cerca della polvere d’oro
morirei sopra una lampadina accesa,
se la mia poesia non fosse come una gruccia
che tiene su uno scheletro tremante,
cadrei a terra come un cadavere
che l’amore ha sconfitto.
(Alda Merini, Come polvere o vento)
Come polvere o vento dà la misura della ricerca poetica della Merini.
Si impongono alla fruizione del lettore le due similitudini, la poetessa farfalla nella leggiadria del suo volo e dei suoi colori, trapassata però dal dolore, abbacinata dall’illusione della polvere d’oro depositata sulla lampadina, e la poesia-gruccia, capace di sostenere uno scheletro tremante, rinsecchito e leggero. A partire dalle due immagini si può tentare una ricostruzione della poetica della Merini: la poesia come canto, canto leggero della parola, la poesia come sostegno e appoggio.
Venute meno le due condizioni, si profila il peso della morte.
Nell’immobilità della farfalla infilzata.
Nel cadavere sconfitto dall’amore.